Lo Schermo e le Emozioni

Fievel sbarca in America di Don Bluth (USA, 1986)
Nel 1885, la simpatica famigliola Mousekewitz, formata da topi moscoviti, emigra in America dove – a sentire papà topo – non ci sono né i terribili cosacchi, né gli altrettanto spaventosi gattacci. Malgrado una tempesta in pieno Atlantico, la nave arriva a New York, ma Fievel, il più piccolo, cade in mare, con grande disperazione sua e della sua famiglia. Infilatosi in una provvidenziale bottiglia, le onde lo portano a suo tempo in America, nel cantiere in cui Bartholdi sta erigendo la statua della libertà. Confortato da Henri, un estroso piccione, Fievel comincia la sua affannosa ricerca dei genitori e della piccolissima sorellina Tanya. Il piccolo immigrato, quasi un clandestino, incappa tra l’altro in gattacci neri, enormi e voraci (tranne uno, pacioso e per fortuna vegetariano, che diventa suo amico). Dunque papà aveva torto e, dovendo lottare contro i felini, il topolino entra nel grande clan dei topi di New York, che alla fine, dopo aver costruito un loro simile, più grande del gigantesco topo di Minsk di cui parlano le favole russe, avranno la meglio sui gatti, spediti su di una nave ad Hong-Kong. Fievel ritrova la sua famiglia e l’America, grande e generosa, accoglie tutti – uomini e ratti inclusi – come l’inaugurata statua della libertà sembra promettere.

Koda, fratello orso di Aaron Blaise (USA, 2003)
Kenai abita con i suoi due fratelli maggiori, Denahi e Sitka, in un piccolo villaggio di montagna. Kenai è ancora un ragazzo e il suo sogno è quello di diventare un uomo. Come tradizione della tribù di cui fa parte, per diventare un uomo deve seguire il totem che gli viene consegnato. Il giorno in cui riceve il suo totem, i pesci che aveva legato ad un albero, vengono rubati da un orso. Kenai decide di seguire l’orso per riavere i pesci. Kenai colpisce l’orso e viene agredito. Durante la battaglia con l’orso, il fratello più grande, Sitka, si sacrifica per salvare i fratelli in pericolo. Dopo il funerale di questi, Kenai parte per uccidere l’orso, credendolo responsabile della morte di Sitka. Nella battaglia tra Kenai e l’orso, è il ragazzo a vincere. Ma, quando si appresta a tornare, viene sorpreso da strane nuvole. Sono gli spiriti, che hanno visto tutto. A un certo punto, Kenai si trova davanti lo spirito di Sitka che lo trasforma in orso, come punizione per aver ucciso il suo animale totem, prima di sparire con gli spiriti. Il mattino dopo, Kenai rincontra Tanana, la saggia del villaggio, che gli rivela che lui ora è un orso, e che per tornare umano, deve raggiungere la montagna dove le luci toccano la terra. Poco dopo Kenai cade in una trappola, che lo lascia appeso ad un albero a testa in giù. Viene poi liberato da Koda, un piccolo e vivace orsetto capitato lì per caso.

La carica dei 101 di Clyde Geronimi, Hamilton Luske, Wolfgang Reitherman (USA, 1961)
Rudy Radcliff, giovane compositore di canzoni ancora alle prime armi, possiede un cane dalmata, Pongo, indubbiamente dotato di maggiore spirito d'iniziativa del suo padrone. Infatti, convinto che essere celibe non sia un vantaggio né per se e né per il suo proprietario, Pongo fa in modo che questi conosca Anita, una graziosa ragazza che possiede una cagnetta dalmata, Peggy, e l’incontro si risolve ben presto in un duplice matrimonio. La giovane sposa ha un’amica insopportabile ed invadente, Crudelia, che ha in mente un infame progetto: confezionarsi una pelliccia di cane dalmata. Quando Peggy dà alla luce una cucciolata, Crudelia chiede i piccoli a Rudy ed Anita, ma se li vede rifiutare. Decisa ad averli lo stesso, li fa rapire da due loschi figuri. Quando le ricerche della polizia si dimostrano vane, Pongo ricorre all’aiuto dei suoi simili e grazie ad un efficace e velocissimo servizio di trasmissione delle notizie, la sua richiesta giunge ad un ben assortito trio di animali (un cane, un gatto ed un cavallo) che esplicano funzioni di polizia in un remoto angolo della campagna inglese. I cuccioli rapiti vengono localizzati in un vecchio castello disabitato dove sono stati rinchiusi insieme ad altri piccoli dalmati, per un totale di novantanove animali. Avvertiti, Pongo e Peggy arrivano sul posto ed organizzano la fuga dei piccoli prigionieri.

Mià e Migù di Jacques-Rémy Girerd (Francia, 2008)
Mià è una bambina di dieci anni che vive in un villaggio dell’America del Sud sotto la protezione di tre sagge vecchiette. La madre è morta da tempo mentre il padre, Pedro, ha dovuto lasciarla per andare a lavorare in un cantiere oltre la foresta. Una notte, svegliatasi di soprassalto con il presentimento che qualcosa di brutto sia accaduto al padre, Mià deciderà di mettersi in viaggio per la foresta alla ricerca del genitore. Sulla sua strada le verranno in aiuto una vecchia veggente e gli spiriti della foresta, i Migù. Nel frattempo un imprenditore edile senza scrupoli, Jackhide, sta cercando di concludere un colossale affare per la costruzione di un complesso alberghiero d’èlite nel cuore della foresta, che prevede l’abbattimento dell’albero sacro dei Migù, un pantagruelico fusto che nasconde la sua meravigliosa chioma sotto terra. Ma gli spiriti della foresta, che non sembrano affatto d’accordo a farsi da parte, hanno messo fuori uso il cantiere, mettendo a repentaglio sia gli affari di Jackhide che la vita di Pedro, rimasto sepolto vivo sotto le macerie in seguito al crollo. Il viaggio di Mià alla ricerca del padre finirà per intrecciarsi con quello di Aldrin, figlio coscienzioso di Jackhide, che non condivide lo spirito egoista e colonizzatore del padre e che tenta di combatterlo. Insieme, Mià e Aldrin, aiutati anche dai buffi e litigiosi guardiani della foresta, i Migù, cercheranno di salvare la foresta – e il vitale albero sacro – dalla smania umana di urbanizzazione, dando agli adulti un grande insegnamento di civiltà, legato ai valori del rispetto della natura e della vita.

Rio di Carlos Saldanha (USA, 2011)
Blu è una rara specie di pappagallo ara che, durante un incidente di trasporto, viene abbandonato in Minnesota. Per strada lo trova Linda, ragazzina che cresce con lui, allevandolo quasi sempre fra le mura domestiche. Anni dopo si presenta alla libreria di Linda l’ornitologo Tullio, informandola che Blu è l’ultimo esemplare maschio della sua specie e che ne è stato trovato da poco un esemplare femmina a Rio de Janeiro di nome Gioiel. Dopo un’iniziale difficoltà, Tullio riesce a convincere Linda dell’importanza dell’accoppiamento fra i due uccelli e Blu parte per il Brasile. Là si rende conto anche della necessità di imparare a volare, attività a lui mai risultata utile avendo vissuto sempre in cattività. Tuttavia, lungo la strada Blu e Gioiel vengono rapiti dai bracconieri, che vogliono venderli per ottenere una fortuna. Dopo la loro fuga, cercano di evitare i ladri con l’aiuto di Rafael, un saggio tucano, Luiz, un cane “professionista” di motoseghe, Nico e Pedro, inseparabili amici volatili, ed ostacolati dal cacatua dei ladri, Miguel.

Dragon trainer di Dean DeBlois e Chris Sanders (USA, 2010)
Hiccup è un giovane vichingo che vive in un villaggio sperduto nel nulla, in una landa fredda, inospitale, con poco da mangiare e soprattutto infestata dai draghi. Che la comunità non si sposti è la premessa del racconto e il tratto più importante della dialettica che lo anima: i vichinghi sono cocciuti e invece che spostarsi preferiscono combattere, non a caso sono tutti grandi e grossi. Tutti tranne Hiccup. Figlio del capo del villaggio, Hiccup è secco e inadatto al combattimento, ha una spiccata passione per la costruzione di macchinari – con cui tenta di uccidere draghi – e una conseguente inclinazione per la creazione di problemi, questo fino a che, all’insaputa di tutti, non riesce a catturare il drago più temuto e sconosciuto, solo per scoprire che il diavolo non è cattivo come lo si dipinge. Il ragazzo non si aspetta, infatti, di trovare nel suo sfidante un nuovo amico, che gli insegnerà a guardare il mondo da un’altra prospettiva.