Lo Schermo e le Emozioni
Il discorso del re di Tom Hooper (Gran Bretagna/Australia, 2010)
Duca di York e secondogenito di re Giorgio V, Bertie è afflitto dall’infanzia da una grave forma di balbuzie che gli aliena la considerazione del padre, il favore della corte e l’affetto del popolo inglese. Figlio di un padre anaffettivo e padre affettuoso di Elisabetta (la futura Elisabetta II) e Margaret, Bertie è costretto suo malgrado a parlare in pubblico e dentro i microfoni della radio, medium di successo degli anni Trenta. Sostituito il corpo con la viva voce, il Duca di York deve rieducare la balbuzie, buttare fuori le parole e trovare una voce. Lo soccorrono la devozione di Lady Lyon, sua premurosa consorte, e le tecniche poco convenzionali di Lionel Logue, logopedista di origine australiana. Tra spasmi, rilassamenti muscolari, tempi di uscita e articolazioni più o meno perfette, Bertie scalzerà il fratello e salirà al trono col nome di Giorgio VI, troverando la corretta fonazione dentro il suo discorso più bello. Quello che ispirerà la sua nazione guidandola contro la Germania nazista.
L’altra verità di Ken Loach (Gran Bretagna, 2010)
Liverpool. Fergus e Frankie sono stati amici sin dall’infanzia sognando, sul traghetto che attraversa il fiume Mersey, viaggi impossibili. Divenuti adulti Fergus ha viaggiato come membro della SAS, le forze armate speciali britanniche. Una volta congedato ha convinto l’amico Frankie, un ex paracadutista, ad andare in Iraq con lui. Entrambi operano come contractors (i guardiaspalle armati fino ai denti ingaggiati per proteggere privati). Nel settembre 2007 Frankie viene ucciso sulla Route Irish, la strada più pericolosa del mondo, che si trova a Baghdad. Fergus, sconvolto dall’accaduto, non crede alla versione ufficiale e prende ad indagare sulla morte dell’amico, avendo al suo fianco Rachel, la vedova.
Passannante di Sergio Colabona (Italia, 2011)
Napoli, novembre 1878. Giovanni Passannante, giovane cuoco lucano, decide di attentare alla vita del re d’Italia. In realtà, il suo attacco provoca al monarca solo qualche graffio, ma lui viene prima condannato a morte, poi graziato, e in seguito sbattuto a marcire in una segreta sotto il livello del mare prima di essere imprigionato in un manicomio criminale. È qui che muore nel 1910, ma a causa del suo gesto gli viene negata la sepoltura e il suo cranio esposto nel Museo Criminologico di Roma. Da allora la sua storia viene dimenticata. Sarà grazie alla estenuante battaglia di tre uomini testardi e idealisti - un teatrante, un giornalista e un cantante - che i resti di Giovanni Passannante, nel 2007, troveranno finalmente riposo nel cimitero di Salvia di Lucania, il suo paese natale.
We want sex di Nigel Cole (Gran Bretagna, 2010)
1968, Dagenham, Essex. Ispirato a fatti realmente accaduti, il film racconta con i toni della commedia lo sciopero del 1968 di 187 operaie della Ford, addette alle macchine da cucire in un’ala fatiscente di una fabbrica. Guidate da Rita O'Grady, le donne protestarono contro la discriminazione sessuale e per la parità di retribuzione, costrette a lavorare in condizioni precarie per molte ore, a discapito delle loro vite familiari e della loro salute. Declassate a operaie non qualificate, le lavoratrici attuarono un durissimo sciopero a oltranza, riuscendo a farsi ascoltare dai sindacati ed attirando l’attenzione della comunità, arrivando infine al governo, dove trovarono l’appoggio del ministro Barbara Castle, pronta a lottare con loro contro una società maschilista e ipocrita.
Tatanka di Giuseppe Gagliardi (Italia, 2011)
Michele ha un grande sogno, quello di partecipare alle Olimpiadi di boxe. Tra lui e il traguardo c'è Marcianise, un comune di Caserta dove i ragazzi vengono reclutati dalla Camorra e dove perdura la legge del più forte. Per non dispiacere un amico e per difendere il suo onore, Michele partecipa al saccheggio di un deposito alimentare e finisce otto anni in prigione, dove continua ostinato ad allenarsi. Una volta fuori vuole ricominciare da dove ha lasciato, ma l’ombra lunga della malavita lo lambisce e annebbia di nuovo le sue aspirazioni. Assoldato dal camorrista rampante di turno combatterà nei ring dei centri commerciali e in incontri truccati, rimpinguando le casse del balordo. Umiliato e sfruttato, Michele decide tuttavia di abbattere il sistema a suon di pugni, ritrovando l’orgoglio e il desiderio di riscatto.
Vento di primavera di Roselyne Bosch (Francia, 2010)
A Parigi, nel corso dell'estate del 1942, la Francia è sotto l’occupazione tedesca e gli ebrei sono tenuti ad indossare la stella gialla. Due famiglie ebree devono affrontare, nella notte fra il 15 e il 16 luglio, un terribile accordo tra i nazisti e le autorità francesi per l’arresto e la deportazione della popolazione ebraica francese, seguito dal rastrellamento del Vélodrome d'Hiver. Il quartiere della Butte Montmartre non sfugge a questa sorte, anzi la famiglia di Joseph Weissmann, un bambino ebreo di dieci anni, ed i loro vicini vengono arrestati dopo aver provato a fuggire in diversi modi. Nel velodromo le condizioni sono precarie e malsane: non hanno acqua, sono ammassati e costretti a fare i loro bisogni dove c'è spazio. Il cibo scarso deve essere diviso in modo che ognuno di loro abbia qualcosa da mangiare. Dopo due giorni, i prigionieri vengono deportati in un campo di transito a Beaune-la-Rolande nel dipartimento della Loira. Affamati e deboli, gli ebrei affrontano la fame e la sete. Pochi giorni dopo, i genitori ed i bambini più grandi vengono deportati nel campo di sterminio di Auschwitz.
Il mio nome è Khan di Karan Johar (India, 2010)
Rizvan Khan soffre sin dalla nascita di una particolare forma di autismo, la Sindrome di Asperger, che gli consente di comunicare meglio in forma scritta che orale e che gli impedisce di intuire le reazioni altrui. Cresciuto con la madre e un fratello geloso delle attenzioni che gli venivano dedicate, ha sviluppato una particolare abilità nel riparare guasti meccanici. Dopo la morte dell’amata madre il fratello, emigrato e in carriera da tempo, gli trova un lavoro come rappresentante di prodotti cosmetici negli Stati Uniti. Qui Khan conosce Mandira Rathore, madre single di un ragazzino a cui l’uomo si affeziona e che, dopo il matrimonio tra la madre e Khan, prenderà il cognome di quest’ultimo. Proprio dal cognome musulmano (Mandira è, invece, hindù) inizieranno i problemi per il ragazzino dopo l'11 settembre 2001. L'attacco alle torri gemelle, infatti, smembra la sua famiglia. Per riunirla, a Khan non resta che un viaggio attraverso l’America, i suoi paesaggi così diversi e le sue nuove paure di paese traumatizzato.
Passione di John Turturro (Italia, 2010)
Lo scenario di base della sceneggiata napoletana è il vicolo ed è esattamente in esterni, sulla strada e nelle piazze che si svolge Passione, il documentario musicale di John Turturro sulla relazione ardente tra Napoli e le sue canzoni.